Ed è qui che io abito,nel centro del mio giorno con i piedi per terra e mare tutto intorno.

mercoledì 30 maggio 2012

Riflessione di fine serata

Della mia vita passata mi erano rimasti solo frammenti azzurri, di tante sfumature. Tu hai distrutto tutto, a picconate. Ora c'è solo polvere. 
 A questo si riducono oltre 20 anni di vita.

mercoledì 23 maggio 2012

 
 
 
 
 
 "Gli uomini passano, le idee restano.
 Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare
 sulle gambe di altri uomini".

domenica 20 maggio 2012

SENZA AMORE





Da questo momento vivrò senza amore.
Libera dal telefono e dal caso.
Non soffrirò.
Non avrò dolore né desiderio.
Sarò vento imbrigliato, ruscello di ghiaccio.
Non pallida per la notte insonne – ma non più ardente il mio volto.
Non immersa in abissi di dolore – ma non più verso il cielo in volo.
Non più cattiverie – ma nemmeno gesti di apertura infinita.
Non più tenebre negli occhi, ma lontano per me non s’aprirà l’orizzonte intero.
Non aspetterò più, sfinita, la sera – ma l’alba non sorgerà per me.
Non mi inchioderà, gelida, una parola – ma il fuoco lento non mi arderà.
Non piangerò sulla crudele spalla – ma non riderò più a cuore aperto.
Non morrò solo per uno sguardo – ma non vivrò realmente mai più.

Blaga Dimitrova

domenica 13 maggio 2012

Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era un tempo di fede, era un tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta.




Tratto da “Racconti da due città” di Charles Dickens

domenica 6 maggio 2012

E almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l'erba; e seguire con gli occhi una scintilla di vento; e persistere nel non sapere qualcosa d'importante. 

 Wislawa Szymborska




mercoledì 2 maggio 2012

La disperazione di Penelope


Non è che non lo riconobbe alla luce del focolare;non erano gli stracci da mendicante, il travestimento – no:
 segni evidenti: la cicatrice sul ginocchio, il vigore, l’astuzia nellosguardo. Spaventata, la schiena appoggiata alla parete, 
cercava una scusa, un rinvio, ancora un po’ di tempo, per non rispondere,per non tradirsi.
 Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,
vent’anni di attesa e di sogni, per questo miserabile
lordo di sangue e dalla barba bianca? 
Si accasciò muta su una sedia, guardò lentamente i pretendenti uccisi al suolo, comese guardasse morti i suoi stessi desideri. 
E “Benvenuto” disse, sentendo estranea, lontana la propria voce. Nell’angoloil suo telaio proiettava ombre di sbarre sul soffitto;
 e tutti gli uccelliche aveva tessuto con fili vermigli tra il fogliame verde, a un tratto, in quella notte del ritorno, diventarono grigi e neri e volarono bassi sul cielo piatto della sua ultima pazienza.
 
Ghiannis Ritsos
 
In verità, conservavo un ricordo più romantico del ritorno di Ulisse a casa. 
Questi versi, sicuramente più rispondenti alla realtà, mi hanno molto divertita.