Ed è qui che io abito,nel centro del mio giorno con i piedi per terra e mare tutto intorno.

venerdì 8 maggio 2009

Quelle strane sensazioni


" Erano nate improvvise e violente come la furia di un uragano, in una calda mattina d'agosto
di molto tempo prima.
Un giorno, uno dei tanti, quando credeva di essere appagatadalla vita
e di non aver alcun bisogno.
Una frenetica corsa all'ospedale, la gola serrata, stretta in una morsa dalla paura.
Tra i pensieri confusi quel terrore di morire e di lasciare tutto a metà, sospeso, senza un epilogo.
Il cuore, implacabile e senza pause, batteva come stesse per scoppiare,
ma un elettrocardiogramma regolare
dimostrò che era tutto a posto....."

" Quando il silenzio diventa parola"
Anna totaro


Quante volte è capitato di "sentirsi morire", pur non avendo nulla di grave?
E, dopo una frenetica corsa al pronto soccorso, sentirsi ripetere che
non c'è nulla di cui preoccuparsi?
Quelle oscure emozioni, non si dimenticano facilmente, anzi,
la paura che possano ripresentarsi in forma prepotente
non ci abbandona.

E allora....?

46 commenti:

rom ha detto...

Accidenti, Serenella, avevo appena letto un post tremendo, sono passato a rifocillarmi da te, e...
:-)
E allora che? Quelle non sono sensazioni come tante altre. Sono come un'attacco improvviso di febbre altissima, o come se ti fossi avvelenato con qualcosa e non sai cosa è stato né come finirà. Sono le sensazioni che proveresti se qualcuno ti puntasse sul petto una pistola o un coltello e stesse per ucciderti eppure non c'è nessuno che lo sta facendo, o almeno non si vede, nessuno lo vede, e spesso, allora, visto che non c'è nessun pericolo mortale là fuori, forse sta qui dentro, diventano le sensazioni che proveresti se qualche organo vitale del tuo corpo si fosse rotto e questo non lo puoi vedere, non lo puoi sapere, almeno non la prima o la seconda o la quinta volta che ti capita, per cui corri all'ospedale più vicino, senza nessuna possibilità di usare la tua forza, la tua intelligenza, la tua volontà anche quando ripeti quella corsa per l'ennesima volta e in fondo lo sai che non ti è successo nulla di irrimediabile.
Una volta si chiamavano attacchi d'angoscia acuta. Ora si usa la parola panico.
Se persistono, se la vita che viviamo non basta a curarci, se non arriviamo da soli a imboccare la via che ce ne porta lontani, ci si rivolge a qualcuno che sappia permetterci di non avere paura della nostra stessa capacità di sapere come tenersi lontani dall'invisibile nemico.

Annarita ha detto...

Capita! ...E allora, non resta che trovare la forza per andare avanti, scrollandosi di dosso quelle strane sensazioni, mia cara Sere.

La vita è breve ed è fatta anche di questo. Non angosciamoci e cerchiamo di guardare positivo.

Un saluto alle quasi 2 del mattino:)

Andrew ha detto...

ha ragione Annarita
buon fine settimana ;-)

francuzza ha detto...

si, è capitato e non è stata una sensazione...
e allora...allora ti rendi conto di cosa è importante.... e vivi, vivi la vita per quello che è, un passaggio, e cerchi di dare e prendere il meglio di essa...
buona giornata dolce e trasparente serenella!

darksecretinside ha detto...

Sono sensazioni tremende....molte volte mi son sentita dire...che era tutto a posto....molte volte, non lo era per niente.....
Terribile, come puoi sentirti crollare, impotente e prevalicata da qualcosa che senti ti stia inghiottendo...
Ma ancor di più....terribile quando capita a chi ami,a chi vuoi bene....non sai che fare e vorresti scambiarne il corpo per togliergli il dolore e la paura. Ma poi, spesso, è solo paura....fortunatamente e ringraziando DIO, quindi si va avanti, si accenna un sorriso e si dimentica...
Un bacione.

Flesciato ha detto...

Uhm...io ogni giorno mi sento morire...ogni giorno mi riporta indietro a sensazioni e pensieri...ma ogni giorno apro gli occhi e sono sempre qui...lotto per non morire anche se non forse non lotterei davvero...alla fine bisogna trovare qualcosa a cui aggrapparsi..un "pensiero felice" che ti porti a volare...

Anja ha detto...

Non sono proprio la persona adatta a dire qualcosa in momenti come questi, ma avendo letto:"Adotta un congiuntivo" mi sono fatta una grassa risata. Forse dovremmo a ridere un po' di più. Un bacio

zefirina ha detto...

io sono fortunata non ho mai provato questa sensazione, forse qualche volta una sana angoscia sì, ma il fatto di dovermi occupare di 3 figli ha distolto l'attenzione da me, spesso, e poi per molti anni mi sono fatta aiutare da un terapeuta e ora eccomi qui

Angelo azzurro ha detto...

...e allora, allora cerchi di non farti sopraffare dall'angoscia, tiri un bel respiro e vai oltre sperando che la terribile sensazione passi.Solitamente passa...

gturs ha detto...

Non ho mai provato questa sensazione, ma potrebbe capitare in ogni istante, la vita è anche questo.....credo che annarita, come al solito, ha trovato le parole giuste per tutti noi!

Guernica ha detto...

E allora dobbiamo vivere!Mai sopravvivere, in modo da non aver perso neanche un minuto.

So come sono queste sensazioni.Ma appunto perchè le si provano bisogna superarle ed essere più forti ancora :)

Un bacio Serenella!

Viviana ha detto...

Conosco quelle brutte sensazioni, sono appena uscita da una di quelle. E allora....? Bisogna tenere duro e combattere sempre per vedere la luce del sole splendente. Buona vita, Viviana

serenella ha detto...

Stasera ho molto sonno.Domani risponderò a tutti. Buonanotte.

Geanina Codita ha detto...

Le immagini ci aiutano a creare lavoro, il testo diventa operativo dopo queste immagini piene di colore.
Belle giornate e piena di calore.
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il monticiano ha detto...

Per esperienza personale, purtroppo, sono le esatte sensazioni che si provano quando nascono "improvvise e violente come la furia di un uragano". E, dopo "frenetiche corse all'ospedale quando un elettogramma" dimostra che non tutto è a posto, accade allora di "sentirsi morire".

serenella ha detto...

Mi dispiace Rom aver scritto un post così poco rilassante. Ecco, l'hai detto: attacchi di panico. Sono frequenti, sento dire in giro.E aggiungi, da esperto, "se la vita che viviamo non basta a curarci, se non arriviamo da soli a imboccare la via che ce ne porta lontani", di rivolgerci a "Qualcuno". Psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta? Ci saranno sicuramente delle differenze.Ne hai anche parlato in tuo post, ricordo. E' ncessario ricorrere ai farmaci o se ne può uscire senza?

serenella ha detto...

Annarita: condivido il tuo pensiero, però non tutti riescono a guardare avanti e a uscirne così, con un semplice sensiero positivo. Credo che dentro la mente di chi l'ha vissuto ci sia qualcosa di più complesso in quei momenti. E quindi credo, ci sia bisogno di tutta la buona volontà di chi ti sta accanto o di un esperto.

serenella ha detto...

Francuzza, Dark grazie per le vostre parole. Attacchi di panico non me ne sono capitati, ma di ipocondria si. Ho imparato a razionalizzare e a superare. Non credo, però, si sempre così semplice.


Flesc: un pensiero positivo ogni volta che apri gli occhi al mattino. Te lo auguro di cuore, perchè sei giovane e hai una vita avanti.


Anja: ognuno adotta quello che può. Io da maestra adotto i congiuntivi e ne obbligo l'adozione ai miei alunni. Eh, eh, eh.

serenella ha detto...

Zefirina: i figli aiutano. Hai perfettamente ragione.


Angelo: quando basta un profondo respiro, non si tratta proprio di attacchi di panico. Credo, eh!

serenella ha detto...

Roberta: approvo e condivido la tua ammirazione per Annarita.


Guernica: sicuramente se ne esce più forti da queste sensazioni e più pronti a capire gli altri.


Brava Viviana. Ti leggo e ti sento come una donna propositiva e piena di coraggio.

serenella ha detto...

Geanina: grazie per la tua visita e per le tue parole.

serenella ha detto...

Aldo: temo che quelli non siano attacchi di panico. Vero?

Annarita ha detto...

Sicuro che non è facile, Sere. Lo so bene sulla mia pelle quanto non lo sia, ma rimane comunque, a mio parere opinabile, l'unica direttrice da percorrere se non si vuole rimanere invischiati in un circolo perverso.

Buon 10 maggio, mamma Sere.:)

Luigi Morsello ha detto...

Belle le poesie ma adesso il mio commento-messaggio è questo:
ANDATE A LEGGERE QUESTO LINK E VEDIAMO SE AVETE LE ... PER SOTTOSCRIVERE:
http://ilgorgon.blogspot.com/

Calliope ha detto...

Certo è che un bel sospiro di sollievo lo si prova..dopo.
Ma perchè pensare al riproporsi dell'angoscia?
L'imprevedibilità è padrona della nostra vita e noi imprevedibilmente dobbiamo solo vivere ^_^
Baci
Auguri mamma !!

lalia ha detto...

Quelle strane sensazioni ci stanno segnalando, utilizzando un linguaggio molto duro, che qualcosa di noi ha bisogno di maggiore cura, attenzione.
Concordo con rom quando dice che se la vita che viviamo non basta a curarci, e la presenza di attacchi di panico ne è la prova, è necessario chiedere un aiuto a professionisti competenti.
Un saluto, Serenella!

serenella ha detto...

Laila: sono d'accordo con il tuo pensiero. Ce la si può fare da soli se siamo all'inizio e si tratta solo di avvisaglie. MA SE IL PROBLEMA PERSISTE, è NECESSARIO L'AIUTO DI UNA PERSONA ESPERTA, POICHè CI SONO ALLA BASE PROBLEMI IRRISOLTI, MAGARI DALL'INFANZIA, CHE VANNO AFFRONTAI SERIAMENTE. e, NATURALNENTE, CI VUOLE TUTTO L'AIUTO E LA COMPRENSIONE DI CHI TI è VICINO. Scusate, è partito, senza volerlo, il tasto della maiscola. Non mi va di riscrivere.

Ecco, perchè, Annarita, credo che solo in alcuni casi puoi farcela da solo.

serenella ha detto...

Luigi: vado a vedere il link che mi segnali.

Calliope: certo che sono imprevedibili, non possiamo vivere nella paura che riaccada. Però....dovrebbe raccontarlo chi vive queste situazioni.
Auguri a tutte le mamme.

serenella ha detto...

Luigi, scusa, ma non sono poesie. Tutto sommato ritengo di aver parlato di un problema serio. Quanto al link che citavi, ci sono passata. Vabbè: interessante, come tanti che parlano di attualià.

rom ha detto...

Serenella, psicologo è persona laureata in psicologia e iscritto all'albo degli psicologi dopo un anno di tirocinio e aver sostenuto l'esame di stato. Non è psicoterapeuta: per diventarlo deve frequentare una delle scuole di formazione, statali o riconosciute dallo stato. La formazione dura almeno quattro anni, prevede apprendimento teorico e pratico, tirocinio e deve infine essere riconosciuta dall'Ordine. Le scuole di formazione in psicoterapia possono essere orientate teoricamente e praticamente in modi diversi: essenzialmente psicodinamico, o essenzialmente comportamentale.
Le stesse scuole di formazione devono essere frequentate dai laureati in medicina che intendono diventare psicoterapeuti.

Quindi: psicoterapeuta è uno psicologo specializzato in psicoterapia, oppure un medico specializzato in psicoterapia.
Lo psichiatra è invece un medico specializzato in psichiatria, e si occupa soprattutto delle malattie gravi, dette appunto "psichiatriche", spesso in condizioni di assistenza stretta, in strutture sanitarie.
Lo psicoanalista è uno psicologo o un medico che hanno frequentato una scuola di formazione in psicoterapia basata sui principi teorici e pratici della psicoanalisi.

La scommessa fondante la psicoterapia è che Psiche si cura con Psiche, senza l'uso di farmaci. I farmaci, soprattutto nelle malattie gravi, sono quasi sempre usati, e a volte sono la parte preponderante della cura. Sono usati anche nelle forme di disagio meno severe e più diffuse, per necessità, per facilità di approccio, per convenienza economica.
La via più indicata è quella della psicoterapia, con o senza l'uso di farmaci: tanto meglio se i farmaci li prescrive uno specialista diverso dallo psicoterapeuta, il quale vive con la persona in difficoltà il percorso terapeutico basato esclusivamente sul rapporto interpersonale, senza i vissuti legati alla prescrizione e all'assunzione di farmaci.
Comunque, mai lasciare una persona ai soli farmaci - sono neurofarmaci, e non psicofarmaci: gli psicofarmaci non esistono. Se non è il medico che li ha prescritti, siano i famigliari, a seguire quella persona, siano gli amici - sia la persona stessa, a seguirsi, a prendersi per mano, se non c'è nessun altro a farlo: che non sia, cioè, una deresponsabilizzazione umana l'uso del farmaco, da parte di nessuno. Psiche si cura con Psiche.

amatamari ha detto...

Grazie per questo tuo scritto: parla di una dimensione che molte persone dolorosamente conoscono direttamente o indirettamente.
Penso che ognuno di noi possa avere bisogno di un aiuto qualificato: è come un bastone, necessario solo fino a quando le nostre gambe possono andare da sole.
Ciao e buona domenica!
:-)

Annarita ha detto...

Serenella, io non ho affermato che bisogna farcela da soli a tutti costi.

Quando è necessario, l'aiuto qualificato è imprescindibile, mi sembra scontato questo fatto.

Indicavo, a mio parere, la scelta di guardare positivo e in avanti. Che sia con le proprie forze o grazie all'aiuto qualificato, dipende da caso a caso, senza generalizzazioni.

Buona domenica:)

Luigi Morsello ha detto...

Serenalla, tu o chi per te (Anna Totaro) avete espresso sentimenti umani, che sono definiti come "attacchi di panico", che io conosco bene per averli osservati molte volte nella mia attività professionale (direttore di carcere per 40 anni).
Il modo come sono stati descritti per me è poesia, non quella metrica, ma una prosa a contenuto poetico, tant'è che è mia intenzione rappresentarli nel mio blog, nel modo che conosci, se ti fa ancora piacere.
La poesia rappresenta tutta la gamma dei sentimenti e delle emozioni, della gioia e della paura umane.
Quanto al blog che ho segnalato sarebbe opportuno ed appropriato approfondirlo, il titolare è un giornalista professionista nato a Gorgona, che lavora a Roma.
A Gorgona c'è un carcere che io ho diretto, nella fase della ricostruzione anni 1978-79 che altri hanno continuato.
Credimi, è un posto incantevole ancora incontaminato dal turismo di massa, l'accesso all'isola è inibito e si deve essere autorizzati, tranne per la zona franca degli isolani, dove vive al famiglia del titolare del blog.
Insomma, un approfondimento dell'intera situazione non sarebbe inappropriato.

Luigi Morsello ha detto...

Perfetto Rom, sintetico ed esaustivo.
Nel mio lavoro dal 1975 in poi hanno sempre collaborato col direttore del carcere un esperto, che era o uno psicologo o un criminologo (più raramente quest'ultimo).
Psiche si cura con Psiche è giusto e corretto, salvo che non si tratti di patologie per le quali è necessario il ricorso alla farmacopea (malattie mentali), laddove uno psicologo da solo non basta più.
Però, ripeto, la tua descrizione dell'attività di uno psicologo psicoterapeuta è chiarissima.
Aggiungo che il dr. prof. Massimo Picozzi ha lavorato con me Direttore ai suoi esordi, così come anche il criminologo prof. Gianvittorio Pisapia, presso il nuovo carcere di Busto Arsizio.

Luigi Morsello ha detto...

Posso suggerire al Russo di constatare da sè se ha le palle o meno ?
Però, attenzione alle brutte sorprese !

Pier Luigi Zanata ha detto...

Non ho mai provato quelle sensazioni se non indirettamente per episodi che hann o coinvolto miei amiche/ci.
E' difficile commentare post di tal fatta.
''E allora...?''
REAGIRE CON TUTTE LE FORZE.
Buona domenica, felice e radiosa festa della mamma.
Vale

serenella ha detto...

Psiche si cura con Psiche! Rom, l'ho già letta questa tua affermazione e mi piace molto.Ne sono convinta, anche se non ho dalla mia parte studi che possano avvalorare questa mia convinzione. Penso anche che sia estremamente importante il ruolo di chi vive aacanto a chi stra attraversando un momento difficile. Infine, è la persona direttamente coinvolta che deve avere voglia di uscirne fuori. Grazie per il tuo contributo
competente.

serenella ha detto...

Amatamari: mi sono limitata a riportare l'incipit del romanzo breve di Anna Totaro, collega ed amica, di cui ho parlato a marzo in un post: " Le parole del silenzio". La protagonista farà un percorso con l'aiuto di uno psicoterapeuta che l'aiuterà a tirar fuori tutti i problemi che l'hanno condotta a vivere una seria situazione di disagio. Gli attacchi di panico sono solo una espressione di tale situazione.

serenella ha detto...

Annarita: Ok. E' tutto chiarito. Grazie.


Luigi: grazie per la tua segnalazione e per aver deciso di pubblicare il post.




Pier: reagire, certo.

anna ha detto...

Credo che il corpo racconti le parole non dette o le emozioni che non hanno un nome quando non riusciamo a darglielo. Il sintomo è uno degli strumenti che il corpo usa per parlare.Di fronte ad un sintomo mi sono sempre chiesta che significato può avere per quella persona in quel momento della sua vita, come si manifesta e quando si manifesta.In pratica: a cosa le serve. Ascoltarlo, al posto di combatterlo o negarlo.Il panico usa il respiro che annaspa, l'immobilità, la paura che diventa terrore puro, pur senza un nemico o un pericolo manifesto. Allora, di cosa ha paura quella persona in quel momento?Magari capita inaspettato quando sembra che tutto fili liscio.Forse è l'espressione di una paura più antica, celata dentro una vita che è normale ai nostri occhi.Celata dopo anni di allenamento al controllo. Controllare tutto, soprattutto il "sentire". Allora, paradossalmente, il panico diventa l'unico strumento per sentire le emozioni e la paura, sia pure in modo devastante.Forse è l'unica medicina in quel momento per chi ha paura di vivere e di ascoltare la sua parte più vera.Lasciarlo parlare può servire a comprendere un pò quello che cerchiamo a tutti i costi di controllare.Tra le cose che si ripete chi è colto da un attacco di panico è :Sto perdendo il controllo di me!Cosa succederebbe se quella persona perdesse il controllo di sè?Quali parti profonde potrebbe riconoscersi?Quali pensieri inopportuni?A volte, mentre si controlla il panico, si è già nella spirale in cui il panico controlla noi. C'è un aspetto fisiologico del panico che predispone al sintomo: una bassa tolleranza allo stress magari.Recenti ricerche hanno individuato come fattore scatenante anche un tasso alto di presenza di anidride carbonica nell'ammbiente o una cattiva ventilazione polmonare, ricerche ancora in via di definizioni precise. Chiara del mio libro lo chiama "il mostro", qualcosa che le si è insinuato e che non le appartiene, da espellere e da combattere. Imparerà quasi ad amarlo ad un certo punto, "come un amante premuroso, il solo che le permette di sentire" Se è sporadico, qualcuno può passarci sopra e ricordarlo come un incubo, se è frequente è invalidante. Chiara ci ha provato con la psicoterapia,ne è fuori e molto ha compreso.A volte da soli non se ne viene a capo.Riscoprire i bisogni inascoltati di cui il corpo ci avvisa può essere un buon inizio per comprendere "quel mostro" che parla dentro di noi.Nel frattempo però ne abbiamo molta molta paura tanto da vergognarci anche di provarlo.Veri e "sentiti" i vostri contributi ad un piccolo brano postato per caso, grazie.

serenella ha detto...

Grazie Anna per la tua testimonianza.

Luigi Morsello ha detto...

Potevi essere più chiara, non tutti sono insegnanti di italiano ed hanno per collega un nome non proprio notissimo.

Luigi Morsello ha detto...

Ogni promessa è debito per la mia generazione e, aggiungo, anche un piacere.
Scusami per il tono irritato di un mio precedente commento, ma c'è in giro nel web più di un cretino.

Luigi Morsello ha detto...

Bellissimo il tuo commento Anna, lo vorrò utilizzare come riflessione o spunto per una riflessione, ancora non so bene, l'ho appena letto.
Faccio un copia/incolla e me lo leggo con calma domani, anzi più tardi.

serenella ha detto...

Luigi, non ho colto il tono irritato. Tranquillo. In quanto ai cretini....uhhh quanti ce ne sono.

Luigi Morsello ha detto...

Sono io ad essere ipersensibile ad ogni sfumatura (deformazione professionale !)