Ed è qui che io abito,nel centro del mio giorno con i piedi per terra e mare tutto intorno.

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mercoledì 29 febbraio 2012



"La storia dell'uomo è la storia della sua fame. Di affamati che si spostano. E' la fame dei poveri, dei coloni, dei profughi. E' la fame avida dei potenti."

MARE AL MATTINO di M. Mazzantini

martedì 21 febbraio 2012

"Era convinta di essere guarita da quell'amore,ma non era così......Con il tempo tutto se ne va..ma lei non  aveva dimenticato nè il suo viso,nè la sua voce..le piaceva credere  che,a volte,lui pensasse ancora a lei..era un dolore che si portava in fondo al cuore e da cui non era certa di voler guarire"

...Ti vengo a cercare

 Guillame Musso

sabato 2 luglio 2011

"Non penso a te, ma sono per amore tuo e questo mi dà forza. Non ti invento nei luoghi che adesso senza te non hanno senso. Il tuo non esserci è già caldo di te, ed è più vero, più del tuo mancarmi. Perché cercare allora se il tuo influsso già sento su di me lieve come un raggio di luna alla finestra. " 
                                                                                 Rainer Maria Rilke

martedì 11 maggio 2010

Io sono di legno.....

More about Io sono di legnoUna madre e una figlia. La figlia tiene un diario e la madre lo legge. Alla storia di anaffettività, di sentimenti negati o traditi della giovane Mia, Giulia risponde con la propria storia segnata da quell'"essere di legno" che sembra la malattia, il tormento di entrambe. È come se madre e figlia si scrutassero da lontano, o si spiassero, immobilizzate da una troppo severa autocoscienza. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna a riflettere sulla giovinezza ferita dall'egoismo e dalla prepotenza di una sorella falsamente perbenista, sul culto delle apparenze della madre e sul conforto che le viene da una giovane monaca peruviana, Sofia. Torna a rivivere i primi passi da medico, fra corsie e sale operatorie, il matrimonio con un primario,la lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia diGiulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. E il legno si ammorbidisce. Ma per madre e figlia l'incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione.
Dalla quarta di copertina


"....Mi credi scrupolosa, attenta, piena di volontà: E invece sono solo una che si tuffa in un dolore diverso, così il proprio brucia di meno.
Giro nelle storie degli altri, le palpo con la mano a conca, le ascolto con lo stetoscopio.
Le storie bussano dentro la gabbia toracica.
E mentre il cuore degli altri mi batte addosso, mi dimentico del mio, che è scarico di pile".


Ho letto il libro tutto d'un fiato, perchè m'interessava "scavare" in questo racconto di donne: una madre e una figlia," una storia di donne cucite", nella quale un po' tutti possiamo ritrovarci come madri, come figlie, come sorelle, come amiche....come donne. Una storia di ruoli, nei quali io ancora annaspo, perchè trovo difficile capire i miei ruoli, anche se non sono più una ragazzina.
Di sicuro sono una madre: è il ruolo che più amo e che cerco di vivere con il massimop affetto, in modo semplice.
Sono stata figlia, una figlia appassionata, dolce, ma ho smesso di esserlo il giorno che mio padre si è spento.

giovedì 1 aprile 2010

Frammenti



"Andavo di fantasia, e di ricordi, è quello che ti rimane da fare, alle volte, per salvarti, non c'è più nient'altro. Un trucco da poveri, ma funziona sempre".

"Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d'un colpo.
È uno strano dolore... Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai..."


Baricco "Novecento"

Credo che Baricco non necessiti di recensioni. Io lo adoro...ma secondo me, va preso a piccole dosi. Ogni tanto un capitolo, un brano, che sottolineo e rileggo, quando voglio "ricrearmi" o quando le mie domande non trovano una risposta....

domenica 22 novembre 2009

In nome della madre

"Sa i miei pensieri. E' un maschio e mi rimprovera. Occupa tutto il mio spazio, non solo quello del grembo. Sta nei miei pensieri, nel mio respiro, odora il mondo attraverso il mio naso. Sta in tutte le fibre del mio corpo. Quando uscirà mi svuoterà, mi lascerà vuota come un guscio di noce. Vorrei che non nascesse mai....."

Una citazione, una bellissima citazione ,tratta da "In nome della madre" di Erri De Luca, scrittore che adoro (questo già lo sapete), perchè riesce sempre a coinvolgerti con le sue parole, a toccare ogni fibra del tuo essere. Ci sei tu in quelle parole, con la tua vita, con le tue fragilità. Il fatto sorprendente è che questo libro racconta l'esperienza straordinaria della maternità di Miriam/Maria. Eppure, leggendolo, senti che Miriam è una donna come tutte le altre, con le paure e le ansie, comuni a tutte le donne che aspettano un bambino.

venerdì 17 luglio 2009

"La masai bianca" ovvero storia di una bianca che s'innamora di un masai



" Quando all'aeroporto di Mombasa, siamo accolti da una magnifica aria tropicale, ho già il presentimento che questo diventerà il mio paese, che qui mi troverò bene.....Quando finalmente siamo a bordo accade una cosa incredibile....Là, sul parapetto del traghetto, sta seduto un uomo bellissimo: alto, scuro di pelle, esotico....."
da "La masai bianca" di Corinne Hofmann

L'esordio di questo romanzo, mi è apparso subito intrigante, poichè ho immaginato una storia d'amore intensa, tra due persone appartenenti a culture profondamente diverse, una storia non priva di implicazioni certo, ma interessante, coinvolgente.
E invece....mi ha profondamente delusa, poichè tutto l'intreccio narrativo è una cronaca semplice semplice di Corinne, la protagonista, che perde letteralmente la testa per Lketinga......un masai, guerriero, bellissimo, appartenente alla tribù dei sumburu. Quando Corinne decide di abbandonare il fidanzato, con cui è andata in vacanza e con cui è prossima al matrimonio, e poi di mandare a pallino tutta la sua vita agiata, la sua famiglia e il suo lavoro in Svizzera, ha scambiato con Lketinga solo pochissime parole in inglese.
Grande attrazione? Forte coinvolgimento fisico? Una Passione di quelle che ti fanno buttare tutto per aria e mettere in discussione la tua vita e quella di chi ti è accanto? No....è lei ad essere molto coinvolta, poichè il masai ha una concezione della donna molto molto arcaica: ella è solo oggetto del desiderio maschile.
Il racconto si snoda lungo l'arco di quattro anni, durante i quali Corinne si trasferirà nel villaggio di Lketinga, andando a vivere in una manyatta, insieme alla mamma del masai e a sua sorella,
tra mille disagi igienici e alimentari.
Più tardi, dopo tantissimi problemi burocratici Corinne sposerà il suo bellissimo masai ma non saranno mai davvero una coppia, poichè non sarà possibile comunicare a causa ,non solo della lingua, ma delle profondissime differenze culturali.
Alla fine Corinne tornerà in Europa con la sua bambina Napirai, avuta da Lketinga che non la rivedrà più.


Ho provato rabbia nel leggere questo libro, come mai mi era accaduto prima. Intanto perchè Corinne descrive solo gli aspetti negativi di questo soggiorno, non certo forzato. Non ci sono descrizioni di paesaggi, nessun coinvolgimento emotivo, se non quello relativo al primo incontro con Lketinga.
E' tutto un susseguirsi di critiche nei confronti del guerriero gelosissimo. Della gente del luogo, della burocrazia. Era scontato che vivere lì non sarebbe stato facile. Bastava farce una vacanza e vivere una settimana di passione, poichè non si trattava d'amore ma solo di una attrazione fisica. Alla fine hanno pagato Lketinga e la sua bambina Napirai, poichè sono stati allontanati l'uno dall'altra.

Ho sempre pensato che l'amore sia istintivo ma....un po' di buon senso ci vuole...almeno in questo caso.

Cosa ne pensate?




mercoledì 3 giugno 2009

Quasi una recensione


Sfogliavo, in libreria, l'ultimo libro della Mazzantini,"Venuto al mondo", e cautamente pensavo che non l'avrei acquistato, perchè sapevo già che mi avrebbe troppo coinvolta, come sempre,e questo non era il momento giusto...
Volevo solo regalarmi pensieri leggeri, positivi....
E poi l'ho acquistato e letto lentamente, sottolineato, riempito di appunti, pensieri, perchè racchiudeva tante problematiche e, spesso la sera m'addormentavo inquieta e con tante domande che mi frullavano nella testa: "Perchè tanto dolore... "

"Venuto al mondo" è la storia di un amore nato a Sarajevo, duante le Olimpiadi invernali del 1984. Un amore che attraversa i personaggi, gli anni, la guerra.
Già, una guerra a due passi da casa nostra, dall'altra parte dell'Adiatrico, quasi ignorata da noi.
Ma è anche la storia di una maternità mancata, della ricerca,quasi ossessiva di un figlio. La storia di tanti altri bambini, del bambino blu, che è il simbolo di quella guerra assurda come assurde sono tutte le guerre.

Terminare la lettura di questo libro e non sentirsi feriti è davvero impossibile: il romanzo riesce a lacerare, a sconvolgere, a denudare ogni falsa coscienza, a buttarci in mezzo al dolore e al male assoluto senza offrire ripari. Ma il messaggio che ogni lettore, pur segnato da cicatrici e sensi di colpa, alla fine porta con sé è l’idea che anche dall’orrore possa nascere qualcosa, che uno spiraglio di speranza rimanga sempre aperto.

giovedì 28 maggio 2009

Quasi una recensione

Sfogliavo, in libreria, l'ultimo libro della Mazzantini,"Venuto al mondo", e cautamente pensavo che non l'avrei acquistato, perchè sapevo già che mi avrebbe troppo coinvolta, come sempre,e questo non era il momento giusto...
Volevo solo regalarmi pensieri leggeri, positivi....
E poi l'ho acquistato e letto lentamente, sottolineato, riempito di appunti, pensieri, perchè racchiudeva tante problematiche e, spesso la sera m'addormentavo inquieta e con tante domande che mi frullavano nella testa: "Perchè tanto dolore...tanta ingiustizia?"

Venuto al mondo" è la storia di un amore nato a Sarajevo, duante le Olimpiadi invernali del 1984.Un amore che attraversa i personaggi, gli anni, la guerra.
Già, una guerra a due passi da casa nostra, dall'altra parte dell'Adiatrico, quasi ignorata da noi.
Ma è anche la storia di una maternità mancata, della ricerca,quasi ossessiva di un figlio. La storia di tanti altri bambini, del bambino blu, che è il simbolo di quella guerra assurda come assurde sono tutte le guerre.

Terminare la lettura di questo libro e non sentirsi feriti è davvero impossibile: il romanzo riesce a lacerare, a sconvolgere, a denudare ogni falsa coscienza, a buttarci in mezzo al dolore e al male assoluto senza offrire ripari. Ma il messaggio che ogni lettore, pur segnato da cicatrici e sensi di colpa, alla fine porta con sé è l’idea che anche dall’orrore possa nascere qualcosa, che uno spiraglio di speranza rimanga sempre aperto.

domenica 17 maggio 2009

venerdì 24 aprile 2009

Questo amore






"Edo aveva voluto per me un universo intero.

Lo aveva voluto

non per appenderlo davanti ai miei occhi, così' com'era,

ma per la mia meraviglia.

Lo aveva voluto perche' cambiasse ogni giorno.

Edo disegnava costellazioni

e tracciava linee inaspettate,

colorava stelle

e

sapeva schiarir il nero del cielo notturno.

Ogni volta mi ritrovavo tra le mani

un mondo nuovo....."

" Questo amore" di Cotronero


La storia che si narra in questo libro è molto gradevole, romantica.
Ne voglio parlare stasera, perchè domani sono 22 anni di vita insieme.
(Ha dell'incredibile sposarsi il giorno della Liberazione.)
Cosa ha fatto per me lui, il mio uomo, quello io affettuosamente chiamo "il partenopeo in esilio in terra di Bari"?
Ecco: mi ama per quello che sono. Non ha mai tentato di cambiarmi,
anzi dice che mi ha sposato perche' sono ridicola....e piccola, tascabile.
E questa dichiarazione d'amore vale tutto l'universo.

Ed io...?

....ho subito amato i suoi occhi dolci, un po' malinconici, da cucciolo in cerca di coccole;
la sua ironia amara, tipica dei napoletani....
In realtà anch'io ho sempre "accolto" totalmente
il suo modo di vivere, di essere, senza mai tentare di cambiarlo.

giovedì 19 febbraio 2009

....sul selciato dell'umanità.....





Può capitare una sera, mentre corri a prendere
il treno delle 20.30, di inciampare in un
fagotto informe,
raggomitolato su cartoni sudici, umidi....
una busta accanto con dentro tutto un mondo....
Uno sguardo veloce, di sfuggita,
ti stringi nel tuo piumino caldo e
pensi a quali percorsi l'hanno condotto lì.
Avrà scelto quella vita o è stata la vita
a decidere per lui?

E se quel sacco di fagotti, con dentro una persona,
perchè di persona si tratta, contenesse
una possibilità, certo inconfessata, di se stesso?

Tempo fa ho letto " Zorro" di Margaret Mazzantini,
scrittrice che amo per il suo scrivere molto diretto
e mi sono convinta che non è poi così difficile
finire sul ciglio di una strada
o sotto i ponti a vivere una vita diversa....
perchè hai perso improvvisamente
i fili e le zavorre che ti tengono ancorato
al mondo regolare.
" Tacito brandello di carne umana
sul selciato dell'umanità."

lunedì 9 febbraio 2009

....era felicità!


Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora
l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un
suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo
scopri dopo, quando è troppo tardi.

baricco

Chissà perchè stasera mi sei tornato in mente.

Lo sapevo già allora che quella era felicità.

Ora è rimpianto, alienazione?

domenica 8 febbraio 2009

Due sorelle


Due sorelline, forse gemelle.

Sembrano complici, gia' con le idde molto chiare

su quello che sara' il rapporto con il proprio corpo e sulla propria femminilita'.

Anch'io ho una sorella piu' piccola di me di quattro anni: un uragano, una tempesta.

Da piccola faceva disperare i miei genitori perche' non voleva studiare, era birbante, capricciosa

e...bellissima: occhioni verdi e capelli neri e ricci.

Conquistava tutti con la sua bellezza e a sua simpatia, la sua intelligenza brillante.

Ma di studiare ....non se ne parlava.

Delle due sembravo io la sorella minore, perche' vivevo in muta adorazione delle sue gesta.

Mai puntuale, sempre quella dell'ultimo momento, che tutti aspettavano con ansia.

Avevamo amici in comune e facevamo tutto insieme. Ci azzuffavamo per una gonna, per un

disco...ma non potevamo stare l' una senza l'altra.

A sedici anni alcuni amici mi volevano ospite a Roma per diversi giorni...

Bene, lei si oppose con tutte le sue forze

adducendo come giustificazione:- E io, con chi le dico le preghiere, la sera?

Per una volta la spuntai io...ma spesso eravamo molto complici.

Ora e' una prof. di lettere, severissima...pero' umana (lo so perche' le affido i miei alunni piu'

difficili, quando passano alle medie), una mamma intransigente.

Lei mi rimprovera di coccolare troppo figli e alunni...e' vero. E che con l'eta' peggioro.

E' molto creativa: lavora la ceramica, dipinge, costruisce collane, braccialitti...e li vende, perche'

da perfetto ariete ha un grande intuito per gli affari.

Del resto a sei anni mi affittava le sue collane per cinque lire l'ora...

Perche' ho parlato di mia sorella?

Perche' ho letto un libro di Cristina Comencini: " Il cappotto del turco", che narra la storia di due

sorelle, a partire dagli anni cinquanta, fino ai nostri giorni.

E' scritto molto bene, mai banale, come del resto tutti i romanzi della Comencini, improntati sul

rapporto tra le figure parentali.

Ovviamente vi consiglio di leggerlo. Vi trascrivo solo una breve citazione, che conclude il prologo.

"Da quanto tempo non mi capita di sentire in modo cosi' vivo la sua presenza.Il vuoto assoluto

nella stanza, e quella finestra sul cielo

dove tutto si muove, viaggia, senza legami, senza impedimenti.

Come ho fatto in tutti questi

anni a vivere senza di lei ....?"










mercoledì 4 febbraio 2009

Febbraio

".... amo febbraio che rosicchia luce al sole,
lo trattiene di più giorno su giorno,
amo febbraio che risale l'orizzonte,
amo il pettirosso che ha resistito senza migrare al sud,
amo il mandorlo che apre il fiore bianco di pupilla e lo
sparge sull'erba scolorita dalla brina,
amo la vita che continua senza di me,
amo l'onda che passa a scavalcarmi,
amo,
spingo sul verbo amare...."


da " Il contrario di uno"


erri de luca

venerdì 30 gennaio 2009

Rossovermiglio


"....Se capisse, gli direi che tutte le lacrime
- e non solo quelle per Enrico -
che non possono solcarti le guance
se ne vanno da un'altra parte, scavano dentro,
sotterranee come certi fiumi,
anzi incanalate cosi'
hanno una forza e
una violenza che brucia e corrode,
consuma il cuore e allappa il cervello
come i cachi acerbi....."



benedetta cibrario
da " Rossovermiglio"



Ecco, in queste parole, tratte da un libro che amo molto,
è espresso tutto il mio stato d'animo.
E' tremendo non riuscire a piangere,
sentirsi di marmo, mentre dentro sei dilaniata
da sentimenti contrastanti.
Mi chiedo quando finira' tutto questo.

martedì 20 gennaio 2009

Oblio


Per caso ho sfogliato una mia vecchia agenda del 1979: avevo ventitrè anni e un solo amore nella testa. Di quelli impossibili, perchè lui ama un'altra.

" La fuga, l'incomunicabilità, la morte. E l'amore, l'amore: ci si può dimenticare del desiderio che si ha di lui? Esiste al di fuori dell'istante? L'amore, il grande amore, il bell'amore. Mi lega al corpo come una scorpacciata di felicità. Mi lega alla testa come un delirio di festa. Ho voglia di lui, voglia da tanto tempo. Una voglia così vecchia, vecchia come i ricordi, una voglia vecchia come la memoria, come il mio oblio..."

Non sono parole mie...le avrò copiate da un libro... queste parole mi sono rimaste cucite addosso: una seconda pelle. A volte ripenso a lui e amaramente dico che non ho più amato così, con quello slancio, quella incoscienza.

domenica 18 gennaio 2009

...come fa il mare



Spesso la musica mi porta via come fa il mare.

Sotto una volta di bruma o in un vasto etere metto vela verso la mia pallida stella.

Petto in avanti e polmoni gonfi come vela scalo la cresta dei flutti accavallati che la notte mi nasconde; sento vibrare in me tutte le passioni d'un vascello che dolora, il vento gagliardo, la tempesta e i suoi moti convulsi sull'immenso abisso mi cullano.

Altre volte, piatta bonaccia, grande specchio della mia disperazione!


baudelaire

martedì 6 gennaio 2009


"Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle
orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate.

Ma domani,

ti alzerai, guarderai

questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma,

un segno qualsiasi, niente.

Il mare cancella, di notte. La marea nasconde.

È come se non fosse mai passato nessuno.

È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in
cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è
ancora mare.

Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che
passa.

E basta…"

(da “Oceano Mare”)


Baricco